Paola Alviano Glaviano

Le Opere

Paola Alviano Glaviano

IL CARTONE
Un primo piano di Woody Allen, tratto da una foto, si compone rapidamente, su un pezzo di cartone trovato per caso. Inizia come un gioco l’avventura di Paola Alviano Glaviano con questo materiale. E questo episodio descrive sinteticamente la sua personalità di artista, il suo modo di attraversare continuamente nuove tecniche, nuovi materiali, nuovi mondi. Non abbandona un filone artistico per un altro… lo fa evolvere finché da quello nasce un nuovo spunto e le sue opere mutano. Non è cambiamento… è trasformazione.
“Dopo quello schizzo, fatto in un momento di pausa, ho cominciato a raccogliere cartoni per strada, a chiederli nei negozi, a non gettare gli involucri di ciò che compravo. Cercavo cartone spesso, da imballaggio, già usato, volevo che portasse con sé le tracce della sua vita precedente. Le scritte pubblicitarie, le pieghe, a volte i buchi, non sono mai stati eliminati nelle mie opere… Se l’olio e il bitume non li coprono, rimangono in trasparenza, oppure vengono utilizzati in un gioco di vuoti e pieni…”
Raccogliere cartoni destinati al macero, portarli nel proprio studio e dipingervi sopra significa fissare la vita su ciò che sembra aver esaurito la sua prima funzione, e che sarebbe destinato al macero, o comunque, a un processo chimico di riciclo.
Eppure anche questo non è che è un passaggio. Così racconta la pittrice: l’inquietudine, la continua ricerca stilistica e di contenuto, la stanno portando verso nuovi territori artistici…

DA OMERO ALL’ELLENISMO: LA CONTINUA RINASCITA DEL MITO
“Ho sempre amato l’Odissea, è un’esaltazione del viaggio, della ricerca che non ha mai fine” racconta Paola Alviano Glaviano” ogni tanto riapro quel libro e cerco delle suggestioni. Una sera iniziai a schizzare un’immagine su uno dei miei cartoni…”
E’ un androgino volto di donna, creato con il bitume: due pupille cerulee e penetranti ci mostrano “Atena dagli occhi azzurri”, dea protettrice di Ulisse, una delle immagini predilette da Omero.
In trasparenza, sotto, ma anche dentro l’immagine, i versi greci, grazie ai quali è giunto a noi questo antichissimo capolavoro.
Inizia così una serie di opere dedicate al poema omerico. Ma il percorso mitologico continua.
“Il mito è il mezzo con cui i popoli antichi davano significato alla realtà, ma la sua caratteristica è la fluidità, la trasformazione” continua l’artista” è eterno ma aderisce alle forme dei periodi storici che attraversa. Ho fissato i versi greci sul cartone da imballaggio, poi ho voluto ri-esplorare l’ellenismo”.
Ri-esplorare in quanto la scultura greca appartiene al patrimonio culturale di Paola dai giorni del Liceo di Via Ripetta, e più meno dai quei tempi nella sua libreria è sempre presente un libro che narra le gesta degli Dei dell’Olimpo e degli Eroi greci.
Occorre un altro tocco perché il mito rinasca: i fogli dei quotidiani, che vengono incollati sul cartone, danno spessore alla materia, a volte costituiscono lo sfondo,” (“ICARO”, “VENERE IN BLU”) a volte “entrano” nel quadro con testo e immagine : è il caso di “NIOBIDE”, in cui lo stralcio di giornale parlava del degrado della città…” far scaturire un’ immagine classica da ciò che viene abbandonato, gettato via… mi sembrava un atto di speranza, per la rinascita di questa città….”

ORIZZONTI: UNA PAUSA DELL’ ANIMA
Nasce in un momento particolarmente critico questa serie di quadri chiamata “ORIZZONTI”: è un momento in cui l’artista vuole fermare per un attimo la sua ricerca sul mito e sul corpo nell’Ellenismo… E’ una ricerca che necessita una grande concentrazione ed elevati sforzi tecnici…si avverte la necessità di leggerezza, di evasione…
A parte “SICILIA”, ispirata da un paesaggio estivo di Capo d’Orlando, queste opere per la maggior parte non hanno titolo, si chiamano semplicemente ORIZZONTI, sono numerate per distinguerle. Perché dare un titolo significa anche definire qualcosa, mentre questi orizzonti sono immagini impalpabili, inafferrabili, contengono colori che quasi non esistono in natura.
“Soltanto alcune di queste opere sono state ispirate da una foto o da un’immagine presente” spiega l’artista” la maggior parte sono immagini che ho nella mente oppure attimi che la memoria ha fissato dentro di me”
Luci cangianti, riflessi che non si possono descrivere. Ancora il cartone. A volte il solito cartone da imballaggio (in ORIZZONTI 1 una luna piena velata coincide con un buco… ..) .
Ma poi si passa al cartoncino Bristol, un materiale vergine, più sottile, più etereo. La base ideale per fermare questi momenti, veloci come il cambiamento di luce al crepuscolo. Dei veri e propri spazi dell’anima….

Questa contaminazione continua ha portato inizialmente la pittrice a scegliere spazi espositivi “alternativi”; negli anni 90 nascono i primi spazi multimediali , e Paola Alviano Glaviano espone negli ambienti più diversi.
Salotti letterari, foyer dei teatri, locali notturni.
“Mi interessano gli spazi vivi” spiega ”spazi che non siano frequentati solo da addetti ai lavori, ma da gente di tutti i tipi”.

Paola Scotto di Tella